Il ricordo del nostro don Franco nelle parole di don Guenzi

Carissimi

nel ringraziare tutti a nome della famiglia e delle parrocchie nelle quali il nostro don Franco ha svolto il suo ministero pastorale per la grande partecipazione ai suoi funerali, pubblichiamo il ricordo del suo profilo biografico tracciato da don Pier Davide Guenzi, vocazione bicocchina, coltivata da don Ramella

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Nell’autunno del 1981 don Franco faceva il suo ingresso come prevosto della parrocchia di S. Maria alla Bicocca in Novara. Portava con sé il carico prezioso delle esperienze maturate nei primi anni dodici anni di ministero, dopo l’ordinazione ricevuta il 24 giugno 1969 da mons. Placido Maria Cambiaghi. Nel suo studio mi aveva colpito, fin da quei primi giorni, una piccola fotografia in bianco-nero che lo ritraeva con alcuni “giovanotti” attorno a un prete, don Ercole Scolari, testimonianza della sua appartenenza al circolo Regaldi, ambiente in cui, credo, è maturata la sua vocazione, allora si diceva “adulta”, dopo gli studi superioridi ragioneria e l’avvio di un percorso universitario in economia, poi abbandonato per il seminario. A questa immagine, io, allora adolescente e liceale, associavo la passione per la pastorale giovanile e l’oratorio, cresciuta nelle sue prime esperienze a san Rocco, con don Angelo Bozzola, a Varallo Sesia, ancora con don Scolari, e, per nove anni, all’oratorio di Galliate, dal 1972 al 1981, con la sapiente guida di don Gregorio Pettinaroli, da lui sempre riconosciuto come modello di riferimento per il ministero di guida della comunità.

Per singolare coincidenza, don Franco è morto il 3 settembre,giorno in cui la chiesa ricorda il papa san Gregorio magno (540-604). Così ho voluto provare a ricordare il mio parroco riprendendo in mano uno dei testi più famosi di questo Santo, scritto nell’ultimo decennio del sesto secolo: la Regola pastorale.

Don Franco recava in dote alla Bicocca la sua ricca umanità, conuna forte e coinvolgente esperienza nella pastorale giovanile,maturata in un intenso e difficile momento ecclesiale, quello a ridosso del concilio vaticano II, accompagnata dall’assiduo impegno, continuato anche come parroco, di docente di religione, soprattutto all’Omar di Novara. Una pastorale fortemente impegnata nell’azione ma anche attenta alla dimensione culturale e a una significativa partecipazione alla vita sociale e civile della comunità.

Per la nostra parrocchia è stato l’avvio di un tempo intenso e inatteso con tante nuove prime esperienze: i gruppi giovanili, i gruppi del post-cresima, i campi scuola, il rinnovamento della catechesi e tanto altro. Non posso dimenticare come tutto questo si accompagnava in don Franco con un continuativo e convinto desiderio personale di conoscenza e di approfondimento, soprattutto della Bibbia e della teologia. Lo ricordo, nelle pause dei primi campi scuola, con in mano il manuale di cristologia di Mario Serenthà, appena fresco di stampa allora. Io stesso, durante gli studi del seminario, ho utilizzato qualche testo della biblioteca personale di don Franco, sapientemente annotato, oltre che le dispense sui Vangeli, base del suo insegnamento scolastico e degli incontri formativi del nostro gruppo giovanile! Davvero come scrive Gregorio magno nella sua Regola pastorale: «la cura pastorale è amore testimoniato» (I, 5). Una testimonianza di amore che, pur non disdegnando i sentimenti, si accompagna alla ricerca e all’offerta di un cibo sostanzioso in grado di sostenere il cammino delle persone. Questa stessa passione ha cercato di trasmetterla ai seminaristi e ai giovani sacerdoti che si sono succeduti in quegli anni per aiutarlo nel ministero, a cominciare da don Daniele Gallenzi.

Gli anni della Bicocca hanno permesso di dare forma a una curapastorale che, senza clamorose iniziative, ma nella sostanza e nella fatica di aderire al “terribile quotidiano”, come amava dire,ha saputo integrare la formazione delle persone, come non dimenticare le sue appassionate (qualche volta un po’ verbose) omelie; la cura per le celebrazioni, con una assidua frequentazione e sapiente adattamento dei testi ufficiali della liturgia per trasfondere negli atti del culto il senso della celebrazione del mistero, come non ricordare i tantissimi sussidi e i proverbiali “foglietti” domenicali per l’Eucarestia! Ma anche l’attenzione ai poveri, dotando la parrocchia del gruppo vincenziano, della caritase di altre realtà, tuttora vive. Un amore concreto che lo ha portato ad aprire la sua casa ai primi immigrati che bussavano alle porte della nostra città. Non posso che associare a questa esperienza di pastore, ancora quanto scrive Gregorio magno sul magistero pastorale e la cura delle persone che «è l’arte di tutte le arti» (I, 1). Ministero di sintesi nella persona del pastore e di sinergie tra istruzione, celebrazione e carità, in cui simbolicamente si compone la fede cristiana ecclesiale.

Gli ultimi anni alla Bicocca avevano manifestato qualche stanchezza e fatica e don Franco ha saputo accogliere il suo nuovo campo di lavoro alla parrocchia di San Andrea in Novara nel 2005. Subentrando ai frati minori francescani, lì presenti da quasi un secolo, ha ripreso con pazienza i punti forti del suo essere pastore in mezzo alla gente; ma lo slancio giovanile e della maturità ormai si era progressivamente affievolito, anche perl’insorgere di seri problemi di salute, da lui sempre minimizzati e vissuti con coraggio e dignità. L’ultima esperienza di parroco a San Pietro, Mosezzo e Gionzana, dal 2017 al 2020, ha visto don Franco tenacemente determinato a tener testa ai suoi impegni, soprattutto nelle celebrazioni. Anche queste piccole comunità hanno potuto beneficare della sua presenza, ormai segnata dalla fatica della vita, ma sempre accompagnata da acuta intelligenza e profondo amore per le persone.

«La scuola del dolore plasma i cuori», così ancora Gregorio magno nella Regola pastorale (I, 3). L’ultimo tratto della vita di don Franco ha sperimentato, forse in modo ineffabile, questa espressione sapiente, dettando il ritmo dei giorni e delle settimane,con le regolari dialisi e poi per il possibile recupero ai postumi di un importante fenomeno ischemico. Sentirlo telefonicamente era per me come rinnovare i tanti discorsi sulla teologia, sulla cultura, sulla liturgia e la pastorale che ci siamo scambiati in questi anni e che ha più volte condiviso anche con don Silvio Barbaglia, suo collaboratore per anni alla Bicocca. Per me celebrare nelle sue comunità, soprattutto negli ultimi anni a San Pietro, e sottopormi al suo giudizio sull’omelia che avevo proposto ai fedeli era sempre fonte prima di preoccupazione e poi di sincera condivisione in cui affiorava il lungo tratto di vita, la sua e la mia, passato insieme.

Ma quel dolore che plasma il cuore, ricordato da Gregorio magno, don Franco lo portava nella carne, fin dalla sua giovinezza, quando nel settembre 1966 era stato coinvolto, con altri alunni del Seminario, nel terribile incidente durante un pellegrinaggio notturno al Santuario di Re, nel quale erano morti cinque seminaristi. Quel dolore che aveva scosso la fede della nostra comunità e del suo pastore si era rinnovato in tanti eventi drammatici; soprattutto in occasione della tragica scomparsa, nell’estate del 1987, di uno dei suoi più brillanti studenti dell’Omar e poi animatore dei nostri gruppi giovanili: Giovanni De Bona. Mi piace pensare che sia stato proprio lui, ad accoglierlo alle porte del paradiso, con il suo sorriso dolce e buono, per un incontro rinnovato nella luce che tutti abbraccia del Cristo risorto.

don Pier Davide Guenzi

In memoria di don Franco Ramella (22 aprile 1942 – 3 settembre 2023)